Pagina aggiornata venerdì 3 settembre 2010
Iniziative 2010 (°)
Domenica 12 Settembre ore 15:30
LA SCHEGGIATURA DELLA PIETRA con un Indiano Lakota del popolo Sioux
al Villaggio preistorico di S. Agata

Un rappresentante delle popolazioni delle Grandi Pianure, nel Nord degli Stati Uniti, gli attuali stati del Nord Dakota, Sud Dakota, Minnesota, Wyoming, Nebraska ci mostrerà come costruire armi tipiche delle culture degli indiani d'America.
*Sabato 11 settembre ore 15
Escursione e visita guidata al Castello di Montaccianico, dopo la campagna di scavi estiva
Visita guidata, a cura degli atrcheologi dell'Università di Firenze che hanno condotto gli scavi, al sito archeologico di Montaccianico
La visita è programmata per le ore 15,00. Il Comune organizza un servizio navetta, a partire dalle ore 14,15, dal parcheggio all'ingresso della frazione.a sud del paese
Seguirà alle ore 17,30 la "vestizione del cavaliere" presso il museo di Sant'Agata, dove sarà possibile assistere alla vestizione di tutti gli indumenti usati dai cavalieri del 1200, fino all'armatura e alle armi, tutti ricostruiti da un esperto dopo attente e minuziose ricerche storiche
Iscrizione € 5
In data da definirsi, nel decennale dell’apertura dei Musei di S.Agata, presentazione del libro dedicato alle conferenze svoltesi in occasione della festa di Santagatina negli ultimi anni.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------- (°) il programma potrà subire qualche variazione in base a eventuali nuove esigenze * Nell’ambito del progetto “Montaccianico Vive” in collaborazione con Comune e ProLoco di Scarperia
Nuove importanti acquisizioni sull’insediamento più antico del Mugello
FARINA E INTRECCI ARTIGIANALI DI 25MILA ANNI FA
La tifa,una pianta palustre con lunghe foglie coriacee e una pannocchia terminale, cilindrica e di color marrone, era al centro della vita e della attività economiche degli uomini preistorici che 25mila anni fa si accamparono lungo le rive della Sieve. Utilizzavano le foglie di questa pianta acquatica per fabbricare corde, cesti, stuoie, indumenti e altri oggetti di uso quotidiano, e le radici per ricavare una specie di farina con cui integravano la loro alimentazione. Queste le importanti novità rivelate dai recenti studi sui reperti rinvenuti nella scavo del sito preistorico a sud di Moriano – ora ricoperto dalle acque del Lago di Bilancino – come dettagliatamente pubblicato nell’ultimo numero di “Archeo”.
L’insediamento – fino ad ora il più antico del Mugello – fu scoperto nel 1990 dai volontari del Gruppo Archeologico di Scarperia che, perlustrando i campi scavati e devastati dalle ruspe impegnate nella realizzazione del Lago, trovarono sparsi in un’area limitata una grande quantità di strumenti e di schegge silicee del periodo Gravettiano, databili appunto intorno ai 25mila anni fa. I primi saggi di scavo della Soprintendenza e le campagne di scavo vere e proprie degli anni seguenti – cui partecipò sempre il Gruppo Archeologico di Scarperia – restituirono migliaia di reperti e – grazie agli studi pluridisciplinari avviati - tante altre informazioni sull’ambiente naturale del periodo e sulle condizioni climatiche e geologiche. Subito il sito si rivelò di notevole interesse scientifico innanzitutto perché in Italia se ne conoscono pochissimi. Ma anche per alcune sue caratteristiche: essere uno dei pochi in area mediterranea a trovarsi in zone interne e non costiere, essere in campo aperto e non in grotta o sotto riparo come generalmente gli altri siti in Europa occidentale, avere un numero proporzionalmente rilevante di “bulini” rispetto agli altri tipi di strumenti.
Proprio lo studio dei bulini – strumenti strani a prima vista in mano a cacciatori in quanto non servono per nessuna attività di caccia, ma solo per incidere materiali poco duri - ha permesso di ipotizzare prima e di documentare poi il loro utilizzo per ridurre a striscioline sottili le foglie della tifa e ricavarne poi oggetti vari con il loro intreccio.
Questi antichi cacciatori-raccoglitori “mugellani” della preistoria quindi possedevano conoscenze e abilità artigianali sviluppate: durante la loro sosta estiva di 25mila anni fa lungo la Sieve non solo fabbricarono gli strumenti specializzati per lavorare la materia prima (foglie di tifa) trovata sul posto, ma verosimilmente produssero anche corde, stuoie, tessuti, reti, cesti vari e forse anche le coperture per le capanne.
Ma la novità più recente e sensazionale - in quanto la più antica per ora documentata in Europa – è che questi uomini sapevano già sfruttare le radici della tifa e i semi di alcune graminacee selvatiche per ricavare una farina o una sorta di farinata per uso alimentare. Questo suggeriscono i residui di amido presenti su un macinello in pietra ritrovato nel nostro sito presso Moriano.
A livello scientifico il dato nuovo è rivoluzionario in quanto documenta che già molti millenni prima della scoperta dell’agricoltura - avvenuta tra i 10 e i 5mila anni fa, a seconda delle aree geografiche – alcuni uomini sulle rive della Sieve sapevano integrare la loro alimentazione con radici e semi vegetali, non semplicemente raccolti e mangiati, bensì dopo averli in qualche modo “lavorati” ossia ridotti in farina. Secondo gli archeologi Anna Revedin e Biancamaria Aranguren che hanno scavato e studiato i reperti, questa del Mugello è “la più antica testimonianza in Europa dell’impiego di una tecnica di lavorazione di piante selvatiche per la preparazione di cibo”.
A livello divulgativo e di appassionati di storia e di archeologia è suggestivo constatare che anche oggetti semplici e di nessun valore venale o estetico, quali i piccoli bulini di selce e il ciottolo di pietra arenaria usato come macinello, siano in grado di fornire informazioni importanti sulla vita di tanti millenni fa, e addirittura – come in questo caso – contribuiscano a modificare assunti storici consolidati sulla alimentazione, sulla tecnologia e quindi sulla cultura dell’uomo preistorico. In sostanza a modificare quanto scritto finora sui libri di storia. E questo è veramente un bel contributo. Tanto più significativo a livello locale perché al centro di queste scoperte c’è il territorio del Mugello e l’attività di ricerca di un gruppo di volontari.
Nel museo archeologico di S.Agata un’intera sala è dedicata alla preistoria del Mugello, mentre una sezione di essa documenta il sito di Bilancino di 25mila anni fa con una serie dei molti strumenti originali ritrovati, oltre al focolare dell’accampamento.
Il museo è visitabile la domenica e festivi dalle 15 alle 18. Per gruppi e scolaresche il museo è visitabile tutti i giorni, mattina e pomeriggio, previo appuntamento (055.8406853).
Filippo Bellandi
Il bulino
E’ uno strumento con una piccola punta a scalpello ottenuta per scheggiatura con un colpo dall’alto ben assestato. Serve per incidere materiali non duri come legno e osso o – come nel nostro caso – le foglie della tifa. Alcuni bulini trovati a Bilancino sono esposti nel museo archeologico di S.Agata
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La tifa
E’ una pianta acquatica che cresce negli stagni, lungo i fossi e i fiumi. Ha foglie nastriformi, spesse e rigide, alte fino a due metri. In cima al fusto ha una grossa pannocchia cilindrica color marrone. Le foglie almeno fino a qualche decennio fa servivano per fare stuoie, impagliatine di sedie e rivestire fischi. I preistorici “mugellani” riducevano le foglie in striscie sottili per fabbricare oggetti vari e dalla radice macinata con strumenti di pietra ricavavano una sorta di farina.
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